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Domenica 5 aprile 1987 si gioca la 25° giornata del campionato di serie A 1986 – '87 e l'Empoli ospita il Napoli. A sei turni dal termine del torneo, i toscani sono terz'ultimi insieme a Brescia ed Ascoli e cercano i punti necessari a guadagnarsi il diritto di partecipazione al massimo campionato anche per la stagione successiva, a coronamento di un sorprendente esordio nell'Olimpo del calcio. Salvemini, allenatore dell'Empoli, deve, però, fare i conti con un vistoso calo di rendimento dei suoi, che non vincono da quattro giornate – in cui è stato racimolato solo un pari – e, soprattutto, con una difesa decimata, stanti le squalifiche di Brambati e Salvadori. Non il massimo per fermare un certo Diego Armando Maradona, il fuoriclasse che sta trascinando il Napoli verso il primo titolo della propria storia. Battuto di misura dal Biscione in terra meneghina due settimane prima, l'Asinello ha subito rialzato la testa, facendo fuori la Zebra sotto al Vesuvio e mantenendo Inter e Roma a distanza di sicurezza, pari a meno cinque. Con la vittoria valevole due punti, insomma, il vantaggio della squadra di Bianchi sulle dirette inseguitrici sembra essere un buon viatico verso quello scudetto che i novemila Napoletani accorsi sotto il campanile della Collegiata, con cinque ore di anticipo, al rumore di scoppiettanti mortaretti, si sono già cuciti sulle bandiere, eccezione che puntualmente conferma la regola della proverbiale scaramanzia partenopea. Un'altra regola, sfortunatamente non sempre applicata lungo lo Stivale pallonaro, ovvero quella del tifo sano e corretto, trova, invece, terreno fertile al "Castellani", tappezzato di manifesti con su scritto "Empoli Sportiva plaude ai successi del Napoli calcio" ed "Un caloroso benvenuto agli sportivi Napoletani". "Spettacolo e sport, Napoli ed Empoli" si augura un altro poster, mentre i tifosi partenopei sfilano lungo la pista di atletica esponendo lo striscione "Napoli saluta Empoli". Il tutto, ovviamente, colorato d'azzurro, incontrastato comune denominatore della sfida del "Castellani", che tifa solo ed esclusivamente per la propria "tinta" e non contro quella altrui. E, per una volta, anche il Dio denaro non trova adorazione, vista la decisione della società toscana di giocare ad Empoli e non di migrare a Firenze, pur così rinunciando ad un incasso – pari, alla fine, a 400 milioni del vecchio conio – che sarebbe stato raddoppiato. E non fa niente che il piccolo impianto è talmente strabordante di pubblico che più di qualcuno finisce per pagare il biglietto per farsi raccontare la partita da chi meglio piazzato davanti a lui sulle tribune. Sul rettangolo verde, invece, la sfortuna sembra accanirsi su Salvemini, che, oltre alla retroguardia, all'ultimo momento si ritrova pure a dover reinventare il centrocampo: Della Monica, infatti, il "Maradona dei proletari", proprio nelle ultime fasi del riscaldamento, alza bandiera bianca, rinunciando al duello con il più nobile Diego. In campo, dunque, vanno Drago, Vertova, Gelain, Della Scala, Lucci, Carboni, Cotroneo, Urbano, Ekstrom, Casaroli e Baiano. Un'assenza rilevante pure per Bianchi – costretto a rinunciare al mediano Bagni, anch'egli fermato dal giudice sportivo – che conta sull'apporto di Garella, Volpecina, Ferrara, Sola, Ferrario, Renica, Caffarelli, De Napoli, Giordano, Maradona e Romano. Osservato numero uno, ovviamente, non può che essere il "Pibe de Oro", appena diventato papà della piccola Dalma Nerea ed in procinto di partire alla volta della capitale argentina per abbracciare la figlioletta e la compagna Claudia. Tanto freme il fuoriclasse albiceleste di volare oltreoceano, che ha sborsato addirittura sei milioni di lire per un volo privato Pisa – Roma – Buenos Aires. Quasi certamente distratto dalle vicende familiari, Diego lascia la platea ai suoi compagni, che si fanno pericolosi subito con un gran destro di Giordano, ben parato da Drago, che si ripete poi volando a deviare sopra la traversa un tentativo dalla distanza di Romano. Gli uomini di Salvemini appaiono timorosi al cospetto dei colossi partenopei, tanto che Ferrario concede ad Ekstrom un'unica opportunità, su cui Garella non si fa sorprendere. Al 23', però, Maradona ricorda a tutti che è in campo: una palla che, sul fondo, un calciatore normale si accontenterebbe di mettere in mezzo alla meno peggio o di far carambolare in angolo addosso ad un avversario, il "Pibe de Oro" la controlla magicamente di sinistro per poi crossarla, incredibilmente, in rovesciata, sorprendendo tutti, Caffarelli in primis. Cose dell'altro mondo del pallone, dove Diego domina incontrastato, applaudito a scena aperta da tutto il "Castellani". Poco dopo la mezz'ora, ci prova Sola, ma Drago c'è sempre. A cinque minuti dall'intervallo, "scoppia" anche Casaroli e Salvemini lo rimpiazza con Calonaci, mentre Cotroneo va a marcare Maradona. Poi qualche protesta in casa Napoli per un contatto in area tra Urbano e De Napoli, su cui l'arbitro Casarin non interviene. Lo fa, invece, Bianchi, che, sapendo di non poter più che probabilmente contare sul contributo del "Pibe de Oro", vuole avere tutti i gli altri fedelissimi abili ed arruolati a Brescia per il successivo mercoledì di Coppa Italia, anche se il passaggio ai quarti di finale appare solo una formalità, dopo il 3 – 0 della gara di andata. Fuori, dunque, Ferrario per il 36enne Bruscolotti – che fa subito capire allo "scugnizzo" Baiano chi comanda – e, al 55', Caffarelli, che lascia il posto a Carnevale. Ma il ruolo da protagonista se lo ritaglia, suo malgrado, Casarin – tornato ad arbitrare i partenopei ad un anno di distanza dalla polemica sconfitta della squadra di Bianchi ad Udine – che, scatenando le ire del presidente Ferlaino, danneggia nuovamente il Napoli, negando un rigore piuttosto evidente per fallo di Della Scala su Giordano. Altro episodio incriminato al 75', quando l'arbitro prima convalida e poi, su segnalazione del guardalinee, annulla un goal a Carnevale per fuorigioco, anche se l'azione sembrava viziata in partenza da un fallo di mano di Maradona. Che, tre minuti dopo, impegna Drago con una punizione gioiello delle sue. Se i partenopei appaiono stanchi, l'Empoli è semplicemente esausto ed alza barricate sempre più alte per portare a casa uno 0 – 0 che, al momento dell'annuncio dell'altoparlante della sconfitta casalinga dell'Ascoli contro il Verona, viene salutato come un autentico trionfo dai tifosi toscani. C'è gioia, però, anche per i Napoletani, che sfollano dal "Castellani" cantando "'O surdato 'nnammurato". Al netto degli errori di Casarin e del poco gioco visto sul campo, soggetti di un quadro tutt'altro che d'autore, una splendida cornice azzurra! Federico Ferretti